Contessa Lara (la poetessa che morì d'amore
Voce tra le più ispirate della seconda metà dell’ottocento letterario italiano, Contessa Lara, pseudonimo di Evelina Cattermole, ne incarna per intere le virtù e le debolezze. La sua opera, seppur esile e la sua vita, che più d’ogni parola scritta , ne espresse il lucido intento, sono spesso incredibilmente trascurate e la “bimba dalla chioma bionda / strana e poeta”, come si autodefinì , resta sovente esclusa dalle citazioni. Neoromantica fin dall’adolescenza trovò ispirante accompagnare dei fiori donati alla madre con la sua prima raccolta di versi, Canti e ghirlande (1867), idea che, da sola, sarebbe oggi nel novero delle più “alte” dell’intero cerchio del decadentismo. “Mi sussurrò - domani. Ed io: - Domani / M’avrai ne le tue braccia a l’istessa ora; / Fra i tuoi capelli passerò le mani, / tu, sognando, dirai che m’ami ancòra. – “ (cfr. Aspettando). Anni dopo ci furono i salotti, le corrispondenze e la mondanità che la portarono fino al matrimonio col tenente aristocratico Eugenio...