venerdì 19 ottobre 2012

Grigio

"Svegliati!... Ti prego Luca svegliati! Cazzo! Cazzo!". La schiena di Luca era scivolata dal muro lasciandolo quasi completamente sdraiato a terra. Elena strizzò gli occhi che le bruciavano e tirò su col naso senza smettere di fissare il marito; dalla ferita alla tempia usciva ancora sangue, sicuramente aveva subito un colpo più forte di quello che era toccato a lei. Provò istintivamente ad alzare la mano per toccarsi la testa ma le corde attorno alle braccia le impedivano quasi ogni movimento.
"Luca!!", urlò ancora.
Il gattaio ricevette l'ordine in quel preciso istante.
Prese il rotolo di nastro adesivo dalla mensola e serrò la presa sul coltello da "pane" che stringeva nella mano destra; poi le si avvicinò lentamente ciondolando da una parte all'altra come i pistoleri nei vecchi film western. Elena si voltò di scatto.
Quando fu a un passo da lei alzò il braccio e le infilò la lama tra i capelli mentre con l'altra strappava un pezzo di nastro adesivo e glielo metteva sulla bocca.
Elena trattenne il respiro e guardò la punta del coltello con la coda dell'occhio. Poi il gattaio ritrasse il braccio, si voltò e fissò l'animale per qualche secondo. Elena non aveva ancora disteso il diaframma quando l'uomo si girò di nuovo, sollevò il coltello e le menò un fendente sulla coscia.
L'urlo fu agghiacciante; il nastro adesivo lo attutì solo parzialmente.
In quel momento Luca ebbe un sussulto e spalancò gli occhi.
Un dolore lancinante alla testa lo investì immediatamente impedendogli di mettere a fuoco.
"Mmmmmmmghhhhhh!!"
"Elena??"
Si voltò alla sua sinistra e riconobbe la moglie che lo guardava sconvolta. Aveva un pezzo di nastro adesivo sulla bocca.
"Elenaaaaaaaa!!!".
Un uomo dai capelli lunghi e disordinati era inginocchiato davanti a lei e le stava applicando lo stesso nastro sulla gamba. Era ferita: un taglio, all'altezza della coscia, da dove sgorgavano rivoli di sangue scuro. Luca fu preso dal terrore.
"Elenaaaaaaaa!! Lasciala stare cazzo! Lasciala stareeee!!".
L'uomo si fermò senza degnarlo di uno sguardo. Alzò le braccia coperte di sangue e guardò dietro di se. Luca seguì la direzione dello sguardo.
Grigio...
Il gatto, un certosino color argento, avanzava misurando i passi verso l'uomo accovacciato. Luca dovette socchiudere gli occhi per il dolore e riuscì a malapena a vedere lo sconosciuto chinarsi appena e accostare l'orecchio al musino baffuto di Grigio.
Elena sembrava aver perso i sensi quando l'uomo si alzò e si avvicinò a Luca.
"Pezzo di merda non mi toccare!! Non mi tocc...mmmmghhghhmmm!!!".
Questa volta tagliò un pezzo più lungo di nastro e tappò la bocca anche a lui. Poi lo prese sotto le ascelle e lo rimise a sedere, schiena sul muro, accanto alla moglie.
Grigio, nel frattempo, era tornato indietro e si era appollaiato su una mensola della credenza, accanto ad una foto incorniciata di Elena con in braccio il piccolo Matteo. Doveva essere di qualche anno prima; si vedeva una leggera ombra del pollice di Luca davanti all'obiettivo.
L'uomo dai capelli lunghi lo raggiunse poco dopo.
Dove l'aveva visto? Luca si sforzò di ricordare e anche di tenere gli occhi aperti.
I capelli erano lunghi fino alle spalle, unti e scapigliati. Doveva essere sulla trentina, anche se a prima vista ne dimostrava almeno dieci di più. Indossava una maglietta colorata, vecchia e macchiata, e un paio di pantaloni felpati. Il viso era scavato, aveva la barba incolta e portava occhiali leggeri da vista. Era molto magro.
Si fermò accanto alla credenza immobile, come un robot senza le batterie, con le braccia ossute lungo i fianchi e lo sguardo fisso nel vuoto. Nel mentre Elena prese a gemere e ad agitarsi. Luca si girò verso di lei.
"Mmmmmmghhhghhh!!".
Quando anche Elena lo vide le lacrime uscirono copiosamente. Entrambi legati e imbavagliati cercarono di intendersi con sguardi disperati.
Due minuti, forse tre, quando l'uomo iniziò a parlare.
Si schiarì la voce un paio di volte, e fu sufficiente ad attirare l'attenzione dei due ostaggi che ora lo guardavano fisso.
L'uomo parlò:
"Dice: Non mi ssstupisce...Dice: Per la scarsa considerazione che ho di voi...Dice: Che non abbiate ancora capito..."
"Mmmmghh!!", Luca mugolò e si agitò nervosamente. L'uomo accostò l'orecchio alla credenza, accanto alla mensola dove era seduto Grigio.

Poi annuì in direzione del gatto e riprese a parlare.
"Dice: Voglio sssperare...Dice: Che non vi azzarderete...Dice: Se decidessi di liberarvi la bocca...Dice: A urlare di nuovo come maiali...".
Elena non avrebbe sopportato un altro secondo quel nastro appiccicoso e agitò la testa da una parte all'altra vigorosamente in segno di diniego. Quindi Grigio annuì, anche se loro non vi badarono. Anche l'uomo annuì e si avvicinò di nuovo ai due strappandogli rumorosamente il nastro dalla bocca.
"Stammi a sentire figlio di puttana..", sbottò Luca, "Dicci subito cosa cazzo vuoi e poi lasciaci andare!".
Lo sconosciuto sembrò non ascoltarlo e tornò al suo posto accanto alla credenza.
"Mi hai sentito? Eh? Mi hai sentito pazzo squilibrato?"
"Stai zitto santo Dio!", gli disse contro Elena a denti stretti.
"Chi diavolo è questo matto?", fece Luca alla moglie.
"Non l' hai riconosciuto?". Luca lo guardò nuovamente. "No! No! Chi cazzo è?"
"E' quello che da mangiare ai gatti qui sotto, sulle scale".
Luca fece un respiro e annuì; ora lo riconosceva. Veniva sempre di sera, il pazzo, col buio. A volte, quando rientrava tardi, Luca lo vedeva accovacciato sotto le macchine per recuperare le vaschette sporche dove i gatti avevano mangiato. Spesso Grigio si metteva sul balcone della cucina e fissava la scena. Per questo non se lo ricordava; veniva di notte lo stronzo.
Il gattaio continuò.
"Dice: Prendo atto...Dice: Con orrore e crescente disprezzo...Dice: Che siete ancora in alto mare...Dice: Per dirla alla vostra maniera...Dice: Ergo...Dice: Dovrò utilizzare....Dice: Metodi più chiarificatori...". Elena non notò il movimento di Grigio; teneva gli occhi fissi sull'uomo che usciva dal salone, mentre Luca, che non lo stava neppure a sentire, cercava inutilmente di liberarsi dalle corde.
"Elena!", gridò alla moglie, "Cristo santo, smettila di stare a sentire quel demente e cerca di farti venire un'idea!".
A un tratto Elena notò che Grigio la stava fissando. Tutti i gatti fissano gli uomini e tutti gli uomini si chiedono il perché.
Non Elena. Elena aveva sempre pensato che avessero qualcosa di veramente magico; che "vedessero" cose invisibili agli uomini. Ora cominciava a capire e fu sopraffatta da un conato di vomito.
Il gattaio rientrò con una busta di croccantini, di quelle grandi da un chilo. Accostò di nuovo l'orecchio alla mensola poi si mosse verso di loro. Nell'altra mano aveva due piatti di plastica impilati; li separò e glieli mise davanti. Poi con la bocca aprì la busta e riempì i piatti di croccantini al pollo. Tornato al suo posto riprese a parlare.
"Dice: Sssuppongo...Dice: Che la pietanza...Dice: Non sia propriamente di vostro gradimento...Dice: Vi capisco...Dice: Purtuttavia...Dice: Sssarete costretti...Dice: Per mia sssoddisfazione...Dice: A mangiarne a sazietà...".
"Che cazzo dici?!", fece Luca stizzito. "Senti, mostro o come diavolo ti chiami, vuoi soldi? Prenditeli! Sono dentro al primo volume della Zanichelli. Prenditeli e vattene a fanculo Perdio!"
"Dice: Lo so...Dice: Lo so...Dice: Dove sono i tuoi sssoldi, idiota di un bipede decerebrato! Ora...Dice: Se non vuoi che ti ssstrappi il cuore...Dice: Pezzo di merda, come dici tu...Dice: Mangia questo ssschifo...Dice: Mangia tutto Griiiiiiiiigioooooo....".
Il gattaio strinse la presa sul coltello ancora sporco di sangue e guardò Elena che nel frattempo aveva iniziato a mangiare alternando bocconi a conati di vomito.
"Vaffanculo!", disse Luca, "Vaffanculo, mangiateli tu stronzo! E non ti avvicinare altrimenti ti ammazzo io!".
Il gattaio fece un'espressione meravigliata e indietreggiò di due passi. Elena vide Grigio compiere due giri su se stesso e poi saltare sulla spalla del gattaio accostando il muso al suo orecchio. Luca, nel mentre, era riuscito a liberare una mano. Il gattaio parlò.
"Dice: Ricordi?...Dice: Luuuuuca...Dice: Cosa mi hai fatto?...Dice: Non ti farà tanto male...Dice: SSStai buono, stai buono Griiiiiiiiiiiiiiigiooooo...Dice: Non vorremo star svegli tutte le notti a sentirti piangere appresso alle gattiiiiiineeeeee...".
"No...", disse Elena, "...Non farlo...Ti prego Gri...gio...".
Troppo tardi. Luca sgranò gli occhi. Il gattaio si mosse svelto e girò attorno alla bocca e alla testa di Elena col nastro isolante. Luca non ebbe tempo di dire nulla; venne imbavagliato anche lui.
Poi il gattaio strappò un'altra corda dalla tenda del salotto e ne legò le estremità ai piedi di Luca e alle gambe del pianoforte; quindi tagliò le corde in mezzo lasciando Luca a gambe divaricate. Gli urli erano sordi dietro il nastro isolante. Il gattaio gli sbottonò i pantaloni, Grigio era ancora aggrappato sulla sua schiena col collo teso, per vedere meglio. Luca guardò l'uomo tirargli fuori il pene e avvicinare la lama.
Poi disse rivolto a Elena, ma era Grigio che la guardava negli occhi.
"Dice: Il rissspetto...Dice: Il rispetto, donna, di questa ssscimmia...Dice: Lo pretendo!!...".
Lo castrò così, segandogli le palle come la prima fetta del salame, quella che si taglia a fatica. Ci volle l'intero pacco di salviettine Scottex per arrestare l'emorragia.
Luca aveva perso i sensi quasi subito ed Elena dovette inghiottire il proprio vomito per non soffocare. In una mezzora il flusso del sangue sembrò arrestarsi e il gattaio, dopo aver chiesto il permesso all'animale, andò in bagno a lavarsi.
Grigio ed Elena si guardarono.
Poi Grigio tornò sulla mensola.
Appena tornato, il gattaio ricevette un altro ordine; quindi raggiunse Elena e le strappò via il nastro dalla bocca. Finalmente fu libera di vomitarsi l'anima.
Grigio sembrava soddisfatto; miagolava e agitava la coda mentre il gattaio tornava ad immobilizzarsi di fianco a lui.
"Perché l' hai fatto Grigio...", disse Elena col viso sporco di sangue, lacrime, vomito e trucco colato. Grigio scese con un balzo dalla mensola, sussurrò l'ordine al gattaio e poi raggiunse la padrona; le andò così vicino da sfiorarle il viso, col suo.
Poi si girò appena verso il gattaio che cominciò a parlare.
"Dice: Punizione...Dice: Punizione...Dice: Punizione...Dice: Per non aver ascoltato...Dice: Per non aver capito...Dice: Per la supponenza con la quale vi illudevate di conoscere i miei bisogni e desideri...Dice: Sono aldilà di voi, delle vostre misere possibilità...Dice: Non tollero la vostra inadeguatezza, e...Dice: Odio...Dice: La mia condizione di dipendenza...Dice: In qualche modo da voi...Dice: Sorta di primati agghindati e tracotanti...".
Il gattaio diceva questo ma era Grigio a guardarla, e reclinare la testa come per farsi intendere meglio.
"Sta morendo dissanguato!", supplicò Elena, "Ti prego...Ti prego!! Dio mio!!".
Il gatto tornò indietro a sussurrare all'orecchio del gattaio, poi fu di nuovo a un centimetro da lei.
"Dice: Preghi?...Dice: Preghi?...", le pupille dell'animale erano ora due fessure e i canini sporgevano dalla bocca.
"Dice: Preghi il Dio sbagliato scimmia!...Dice: Io sono più antico di te...Dice: Io sono più...Dice: Di te...".
Fu in un istante.
L'istinto sopraffece la ragione e la scimmia addentò il felino in un urlo incredibile e più antico, forse, di entrambi.
Il gatto stridette di dolore e tese tutto il suo corpo. Graffiò selvaggiamente il viso di Elena strappando lembi di pelle e ciglia mentre lei stringeva la morsa spaccando le fragili costole dell'animale. Il gattaio era frastornato; poi il suo corpo sembrò essere percorso da una scarica elettrica e si mosse correndo verso la donna, con le braccia alzate sopra la testa. Le era quasi addosso quando inciampò e cadde rovinosamente a terra.
Forse era il Dio giusto.
Il gattaio cadde proprio accanto a Luca che si era svegliato ed era riuscito a liberarsi entrambe le mani, oltre che ad allungarsi abbastanza da far cadere quello squilibrato. Lo afferrò per la gola spezzandogli la trachea e poi gli affondò i pollici nelle orbite. Urlava anche lui, un urlo disumano che sembrò riecheggiare all'infinito in quella stanza, e nella casa.
Passò del tempo. Il tempo, che cancella tutto.
Grigio sopravvisse, forse, e scappò da quell'orrore balzando fuori dalla finestra. Il gattaio si chiamava Andrea; era figlio di Giuseppe, sui sessanta, che odiava ogni tipo di animale. Morì strangolato da Luca che non disse la verità alla polizia ma fu assolto per legittima difesa. Elena perse un occhio, perse l'amore per i gatti ma ritrovò la fede; ora ha quarant'anni. Lavora part-time in un call center per arrotondare e fa la mamma full-time. Matteo non seppe mai quello che era successo, e continuò per giorni a chiedere del gatto.
Anche Luca ne ha quaranta di anni. Il dottor Malvisini gli dice che un giorno riuscirà a dimenticare; intanto va avanti a Benzodiazepine e terapia. La chirurgia lo ha aiutato per i genitali.
Oggi sta tornando tardi dal lavoro, e scende la scalinata "dei gatti", quella dove aveva visto tante volte quel matto coi capelli lunghi dargli da mangiare.
La scende veloce, due gradini per volta, e non si accorge di una vecchietta che lo guarda chinata in un angolo. Non si accorge dei gatti intorno alla sua mano, piena di deliziosi croccantini al tonno e non la sente bisbigliare:
"Ogni cosa a suo tempo piccoli miei...Ogni cosa a suo tempo...".

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