mercoledì 14 gennaio 2015

Riflessione sulla poesia

 Oggi mentre leggevo beatamente un vecchio libro di poesie di Pasternak (mi succede di ripescare libri sepolti da altri in casa), mi sono dovuto fermare a riflettere su cosa significhi per me la poesia e in cosa si differenzia dalla letteratura (o narrativa per essere precisi).
Ora, per capire meglio il mio punto di vista devo precisare che mi cimento (ci provo almeno) in entrambe le forme di espressione.
Diciamo che la poesia, o meglio quella che io intendevo per poesia, è stata la mia prima forma di scrittura.
Ritenevo più Vera la forma del verso poetico per rendere più chiaro quello che avevo dentro e quello che volevo trasmettere.
In seguito il mio amore per le Storie mi ha portato verso il racconto e la prosa.
Ad oggi, in attesa che l'evoluzione dei miei mezzi espressivi mi portino finalmente a coronare il mio sogno (scrivere un romanzo), posso dire quanto segue.
La poesia è più alta.
Indipendentemente dal genere e dalla forma poetica: in rima, amorosa, introspettiva ecc, la poesia è Realmente una stilla dell'anima.
La più nobile tra le espressioni tramite parola scritta.
Forse seconda, come arte, soltanto alla musica.
Pensandola in maniera metaforica immagino la poesia come un uccello che ti vola davanti agli occhi. Lo vedi per un attimo, un attimo soltanto e poi passa via per sempre.
Se riesci a vederlo, quell'uccello, e a scriverne allora riesci a fare poesia.
Si, perché nella forma poetica (almeno per come la intendo io), non c'è revisione. Non c'è rilettura.
È la trascrizione pura di un istante.
L'unico modo per trasmettere un battito di cuore o lo stupore di un tramonto o la disperazione per un sentimento.
Nella poesia anche le virgole sono parole. Anche gli "a capo", anche le maiuscole e le minuscole.
Tutto ha un senso e tutto è propedeutico alla poesia stessa.
Non si può togliere niente e niente si può aggiungere.
La scrivi ed eccola lì.
E quando è Vera chi la scrive è soltanto un tramite.
Se non la scrivi tu troverà un altro canale per uscire.
Magari lo scroscio d'acqua del mare contro una scogliera.
Oppure un sorriso gentile tra due perfetti sconosciuti.
In sintesi.
Non è la penna a scriverla.
È la poesia che usa la penna e il cuore di chi la scrive per rivelarsi.

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